Passa ai contenuti principali

La Creatività unita all’azione

Il matematico Jules-Henri Poincaré afferma:creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove” mentre Melanie Klein scrive "La radice della creatività si ritrova nel bisogno di ricostruire l’oggetto buono distrutto nella fase depressiva." Le due idee relative alla creatività sono fondamentali per dare ad essa sia una logica che un ordine, poiché l’obiettivo dell’agire è quello di dare senso al disordine in maniera tale che l’esperienza possa generare una trasformazione. Quando uniamo elementi esistenti a connessione nuove il primo risultato che otterremo sarà il disordine e il caos. Allo stesso modo quando avviciniamo l’essere umano a una nuova abitudine, pur essendo questa funzionale e sana, l’individuo si ritroverà ad avere difficoltà ad abbracciarla e interiorizzarla. In altre parole la creatività è il risultato di accostamenti e concetti la cui unione risulta essere di natura non convenzionale. Dove interagiscono in maniera alternata e periodica la mente e il corpo e quindi la pianificazione di un’azione attraverso concetti e la sua oggettiva realizzazione attraverso l’agire umano. La musicoterapia espressiva abbraccia questi due elementi coniugando il bisogno da parte dell’individuo di risolvere un problema e la sua oggettiva e tangibile trasformazione delineandone sia il percorso che l’attuazione di un risveglio. Rainer Maria Rilke scrive “se la parola non mi costasse non sarebbe autentica, se non dolesse non sarebbe viva, se non bruciasse non avrebbe lume.”
In queste meravigliose parole esiste una verità inconfondibile e cioè che quando la creatività si unisce all’azione l’esperienza diventa autentica, reale e piena di vita. L’obiettivo della musicoterapia espressiva quindi è quello di permettere alla persona di abbracciare queste due realtà al fine di attribuire senso all’esperienza che l’incontro della mente con il corpo è capace di generare. Freud nella sua lunga elaborazione e nel suo importante contributo teorico ha concentrato tutta la sua attenzione alla mente, mentre Alexander Lowen unicamente al corpo. Le ultime scuole invece hanno focalizzato l’attenzione sulla connessione esistente tra il corpo e la mente attraverso elementi fisici quali il respiro (la mindfulness) e l’azione (la cognitivo comportamentale) escludendo l’elemento traumatico e dando più vigore e importanza al senso di consapevolezza e al processo di accettazione. Nell’approccio freudiano l’azione passava in secondo piano poiché era tutto convogliato nella razionalizzazione dell’esperienza e quindi un interessamento al perché più che al come, mentre le ultime scuole partono dal processo inverso dando rilevanza al come lasciando ai margini il perché dal momento che la ricerca di una motivazione rende problematica l’accettazione. La musicoterapia espressiva mira al come non attraverso la verbalizzazione ma mediante l’accostamento della creatività all’azione e quindi al repentino passaggio dal senso del disordine a quello dell’ordine attraverso l’unione immediata – citando Poicarè – di elementi esistenti con connessioni nuove. L’atto di alzare una mano e portarla lentamente verso l’alto è un gesto apparentemente naturale ma se osserviamo più in profondità l’azione ci rendiamo conto se solo in pochissime occasioni l’essere umano si ritrova a compiere azioni così’ elementari dandole inevitabilmente per scontato e quindi rendendole invisibili al proprio occhio e inevitabilmente al proprio agire. Perché? Perché quando un’azione diventa abitudine l’automatismo che la determina la rende invisibile e quindi del tutto irrilevante agli occhi di chi la compie. La musicoterapia espressiva quindi si pone l'obiettivo di trasformare l’invisibile in visibile dando valore a gesti apparentemente scontati e privi di alcuna importanza e attribuendo ad essi un valore, un senso e un potere emozionale ed espressivo. In questa logica l’atto creativo, capace di trasformare l’invisibile in visibile rendendolo tangibile mediante l’azione. Un gesto fatto inconsapevolmente non ha valore e quindi viene percepito nella sua invisibilità come disordinato, spento e distante. Questo disordine viene accostato all'ordine attraverso l'azione consapevole (la creatività unita all’azione) che gli reca senso e profondità come può essere il semplice movimento di alzare o muovere un braccio e citando Susanne Martinet rendendo il gesto abitato e cioè denso di valore.  

Commenti

Post popolari in questo blog

Ascolto Consapevole

Jon Kabat - Zinn scrive “Forse la cosa più «spirituale» che ciascuno di noi può fare è semplicemente guardare con i propri occhi, vedere con occhi di completezza, e agire con integrità e tenerezza.” In questa frase il fondatore della Stress Reduction Clinic esprime in pochissime parole l’essenza stessa dell’ascolto consapevole: un elemento indispensabile del processo comunicativo che include l’accettazione (agire con integrità e tenerezza) e la sospensione del giudizio (con occhi di completezza) e implica un coinvolgimento e una partecipazione sia sul piano verbale che sul piano non verbale. Paul Watzlawick scrive che “La credenza che la realtà che ognuno vede sia l'unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni” una frase indicativa poiché mette in evidenza i limiti di un osservazione spesso alterata da atteggiamenti di tipo valutativo e cioè da posizioni poco flessibili fondati su rigide convinzioni o su rigide norme morali. Da atteggiamenti di tipo interpre...

Il principio dell’azione

Ralph Waldo Emerson scrive: “ogni pensiero sorge nella mente, nel suo sorgere mira a passar fuori della mente, nell'atto; proprio come ogni pianta, germinando, cerca di salire alla luce."  Nella Musicoterapia Espressiva Corporea la persona conosce se stessa mediante le azioni che costruisce in termini di scoperta e senso di meraviglia. In altre parole mira a far passare fuori dalla mente ciò che sente, trasformando l’emozione in azione e mutando quest’ultima in consapevolezza e cioè la capacità di essere a conoscenza di ciò che viene percepito. Poiché l’essere umano difficilmente si percepisce come realmente è, e con una certa difficoltà attribuisce a se stesso determinate qualità, l’azione espressiva gli permette di entrare in contatto con le proprie capacità creative risvegliando qualità sconosciute o mai del tutto approfondite. Perché l’essere umano dubita di se stesso? Secondo la teoria della terapia cognitivo-comportamentale, il malessere psicologico dipende spesso da ciò...